08.06.2017 - 15.07.2017

ALESSANDRO DANDINI DE SYLVA
Vuoti e Bruciature

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Operativa Arte Contemporanea è orgogliosa di presentare Vuoti e Bruciature, seconda mostra personale di Alessandro Dandini de Sylva negli spazi della galleria. Nata con il preciso intento curatoriale di rileggere diversi lavori realizzati tra il 2008 e il 2017, la mostra si configura come un archivio di possibili rappresentazioni del vuoto in fotografia. Se la percezione del vuoto in un’immagine è solitamente data da una zona d’ombra o da una mancanza di luce – entrambe traducibili in assenza d’informazioni – qui l’artista sperimenta il vuoto fotografico in maniera inconsueta, ragionando sulle possibili declinazioni del bianco e del nero in un continuo gioco di rimandi per cui elementi opposti come il vuoto e il pieno, la luce e l’ombra, costantemente si scambiano di ruolo.

L’artista interviene bruciando fisicamente e fotograficamente le sue immagini, esponendo i negativi a un eccesso di luce e informazioni che durante il processo di sviluppo annullano o accentuano la loro stessa natura. Vuoti e Bruciature assume quindi un carattere dichiaratamente antinarrativo e si configura come un catalogo non finito, una raccolta d’immagini apparentemente antitetiche come possibili declinazioni di uno stesso tema. Gli scatti, realizzati in tempi e linguaggi diversi, sono riletti e pensati insieme per restituire una logica delle immagini trasversale e aperta. Il dialogo tra paesaggi reali e astratti e tra stampe di grande formato e piccole istantanee, da sempre una costante nella sua pratica, aumenta il ventaglio di possibilità nella sperimentazione di questi opposti. La mostra presenta anche un’altra costante nella pratica dell’artista, il quale, in un tentativo ricorrente di svelare l’illusione fotografica, realizza in studio dei dispositivi per indagare e mettere a fuoco la percezione visiva e il potenziale espressivo del tema. Per la prima volta il dispositivo entra nello spazio espositivo: una sottile lastra di marmo bianco con un vuoto di luce è quindi l’installazione inserita nello spazio per azzerare la mediazione con il pubblico, instaurando un dialogo serrato con le immagini a parete e fornendo allo spettatore le coordinate per entrare nella logica del processo. Il lavoro di Alessandro Dandini de Sylva non costringe a conclusioni, ma piuttosto apre a nuove riflessioni sulla natura della fotografia. Indagare l’ambiguità alla base di ogni immagine fotografica è la spinta più profonda che muove la sua ricerca artistica. Sia negli scatti frutto di una paziente organizzazione scenografica dello spazio che nelle manipolazioni di Polaroid, l’indagine del paesaggio si rivela un mezzo costantemente finalizzato a forzare, rompere e capovolgere l’eterna questione del rapporto tra fotografia, realtà e rappresentazione.

Alessandro Dandini de Sylva (Roma, 1981) è fotografo e curatore. I suoi lavori sono stati esposti in istituzioni pubbliche e private, tra cui la Flowers Gallery di Londra, la Humble Arts Foundation di New York, il Bund 33 Art Center di Shanghai e l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. È stato recentemente premiato con il Premio Shanghai, un programma di residenze per artisti emergenti italiani e cinesi, e con Les Promesses de l’Art, un programma di residenze per artisti italiani a Parigi, e selezionato come finalista per il Talent Prize e per il Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee. Il suo primo libro d’artista, Paesaggi, è stato presentato nelle principali fiere dell’editoria d’arte contemporanea come Off Print a Parigi e Londra, I Never Read a Basilea e Unseen ad Amsterdam. Dal 2011 è curatore di FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma al MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Tra il 2013 e il 2014 è stato curatore alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma e alla Fondazione Ermanno Casoli di Fabriano. Dal 2016 è direttore della Fondazione Malaspina di Ascoli Piceno.

Operativa Arte Contemporanea is proud to present Vuoti e Bruciature, the second solo show by Alessandro Dandini de Sylva in the gallery space. Conceived with the clear-cut curatorial objective of revisiting various works made between 2008 and 2017, the exhibition is set up as an archive of possible representations of the void in photography. Wherever the perception of void in an image is usually given by shadow areas or lack of light - both translatable in the dearth of information - the artist experiences the photographic void in a singular way, interpreting any possible declination of black and white in a cross-reference game between opposites as void and full, light and shadow, constantly changing their tasks and roles.

The artist intervenes by burning pictures both physically and photograpically, over-exposing the negatives during the printing process, improving or weakening the very nature of the photo itself. Vuoti e Bruciature thus assumes a clearly anti-narrative character, creating an unfinished catalog, a collection of seemingly antithetical images as conceivable declinations of the same theme. The shots, made in different times or languages are then revisited and reconceived to restore a transverse and accessible system of images. The exchange between real and abstract landscapes or between large-format and small snapshots - which has always been a constant issue in Dandini’s art - increases the range of possibilities in the experimentation of the opposites. The exhibition also presents another unique aspect of the artist's proceeding, who, in a recurrent attempt to unveil photographic illusion, designs in studio some devices to investigate and focus on both the visual perception and the expressive potential of the theme. The device actually enters the exhibition space for the first time: a thin white marble slab in a void of light is therefore the very installation applied to the interior space so as to reset mediation with the viewers, establishing a continuous dialogue with the wall images and providing the spectator with the coordinates to get into the logic of the whole process.

Alessandro Dandini de Sylva’s work does not come to any final conclusions but rather opens up new scenarios on the nature of photography itself. Investigating the ambiguity at the base of each photographic image is the deepest motivation of this artistic research. Both in the shots born from a detailed scenographic organization of the space, as well as in Polaroid's manipulations, landscape research is the constant and opportune mean to force, break and finally reverse the eternal relationship between photography, reality, and representation. Alessandro Dandini de Sylva (b. 1981) is a photographer and curator based in Rome. His work has been exhibited in public and private institutions including the Flowers Gallery in London, the Humble Arts Foundation in New York, the Bund 33 Art Center in Shanghai and the Italian Cultural Institute in Paris. He was recently awarded with the Shanghai Prize, a residency program for Italian and Chinese emerging artists, and with the Les Promesses de l’Art, a residency program for Italian artists in Paris, and shortlisted for the Talent Prize and for the Francesco Fabbri Prize for Contemporary Arts. His first artist book, Paesaggi, has been featured in major contemporary art publishing fairs as Off Print in Paris and London, I Never Read in Basel and Unseen in Amsterdam. He has been curator of the FOTOGRAFIA International Photography Festival at the MACRO Museum of Contemporary Art of Rome since 2011. In 2013 and 2014 he was guest curator at the Pastificio Cerere Foundation in Rome and at the Ermanno Casoli Foundation in Fabriano. In 2016 he became director of the Malaspina Foundation in Ascoli Picen